ISSO, ESSA E O’ MALAMENT

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Tecnica mista su tela, anno 2020
Misure – 100×200 cm,
Artista Alessandro Siviglia

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Descrizione

TITOLO: “Isso, ESSA E O’ MALAMENT”

Nell’antica Grecia, dietro la solennità dei miti e delle tragedie, si nascondeva spesso un’anima sorprendentemente vicina allo spirito napoletano: passioni travolgenti, drammi familiari, gelosie, tradimenti e un’umanità vivissima. Gli dèi dell’Olimpo, riuniti nella loro residenza lussuosa sul Monte Olimpo, trascorrevano le giornate tra banchetti, piaceri e intrighi degni della migliore commedia popolare.

L’artista Alessandro Siviglia dedica un’intera serie ai miti greci, reinterpretandoli con il suo stile contemporaneo, ironico e vibrante. Il dipinto “ISSO, ESSA O’ MALAMENT” si ispira alla storia di Efesto, il dio del fuoco e della metallurgia, una figura complessa e profondamente umana.

Secondo il mito, Efesto era figlio di Zeus ed Era. Alla sua nascita, Era, disgustata dal suo aspetto deforme e dalla sua zoppia, lo scagliò giù dall’Olimpo. Il piccolo dio cadde nell’oceano, dove fu raccolto e allevato dalle Nereidi Teti ed Eurinome, trovando rifugio in una grotta. Crescendo, Efesto divenne un artigiano straordinario e costruì un trono magico che donò a sua madre. Ma quando Era vi si sedette, rimase intrappolata. Gli dèi implorarono Efesto di liberarla, ma lui si rifiutò. Solo l’astuzia di Dioniso, che lo fece ubriacare, riuscì a riportarlo sull’Olimpo e a convincerlo a sciogliere l’incantesimo.

Efesto sposò Afrodite, ma la dea della bellezza lo tradì ripetutamente con Ares, il dio della guerra. Un giorno Efesto li sorprese insieme e, stanco delle umiliazioni, li intrappolò sotto una rete metallica da lui stesso forgiata. Chiamò tutti gli dèi a testimoniare il tradimento, ma invece di indignarsi, gli dèi risero, divertiti dallo spettacolo e dalla goffaggine del dio fabbro. Umiliato e ferito, Efesto abbandonò l’Olimpo e tornò sulla Terra, nelle viscere dell’Etna, dove decise di vivere per sempre.

Nel dipinto, Siviglia cattura proprio quel momento: Efesto che intrappola Ares e Afrodite, nudi e colti in flagrante, mentre gli dèi dell’Olimpo assistono divertiti, ridendo alle sue spalle. La scena esplode di simboli: il tradimento, la lussuria, la rabbia, la vergogna pubblica, l’eterna fragilità dei sentimenti.

Si tratta di un’opera di grandi dimensioni, realizzata con una combinazione di olio e acrilico, pensata per ambienti moderni e spaziosi. Collocata in un soggiorno o in una sala principale, diventa un vero punto focale, capace di catturare l’attenzione di ospiti, amici e familiari. È un dipinto che non passa inosservato e che, durante cene e serate in compagnia, diventa facilmente spunto di conversazione, curiosità e racconti mitologici.

Un lavoro che unisce mito, ironia e dramma, trasformando una storia antica in un’immagine contemporanea, potente e indimenticabile.

 

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